Relatore: Maurizio Piva 
 
Vice Presidente Associazione Orafa Lombarda - Presidente categoria pietre Associazione Orafa Lombarda e Consigliere Borsa Diamanti d’Italia
 
 
Stralci della relazione a cura di Anna M Goppion e Tiziana Orsini
 
Suggello di ogni fidanzamento che si rispetti, simbolo di ricchezza e lusso senza tempo, valore che resiste a ogni moda e a ogni sciagura del destino e della storia, questo e molto altro è il diamante.
Ma guardiamolo da vicino.
Due le sue proprietà: durezza eccezionale e alto indice di rifrazione.
 
 
In merito alla durezza, il diamante è al vertice della scala Mohs che valuta la resistenza dei materiali alla graffiatura con un valore di 10: solo un diamante, infatti, taglia o può scalfire un diamante.
 
 
L’indice di rifrazione misura la capacità di un materiale di piegare la luce.
Per i diamanti, questo indice è particolarmente alto, circa 2.42, il che contribuisce alla loro inconfondibile brillantezza.
 
La prima formazione geologica risale a circa 3,3 miliardi di anni fa, l’ultima a 950 milioni di anni fa; il diamante ci giunge dal mantello terrestre dove si forma attraverso le eruzioni vulcaniche, a centinaia di chilometri sotto la superficie dove è presente la giusta quantità di pressione e calore per trasformare il carbonio in diamante.
Lungo questo viaggio il diamante è protetto da una roccia molto dura chiamata Kimberlite.
La formula chimica è C – carbonio – ed è la stessa composizione della grafite che si trova solo a 150 chilometri all’interno del manto terrestre e quindi a bassa temperatura.
I giacimenti sono di due tipi:
primari, in cui le pietre ci giungono attraverso camini vulcaniferi: essi indicano i crateri vulcanici collassati su loro stessi, che contengono “pipe” di kimberlite verticali che si restringono fino allo stato di fessure;
e secondari, in cui le pietre sono state trasportate altrove. per essere alla fine depositati in giacimenti alluviali (o anche alla foce dei fiumi o in mare)
 
 
Un caso eccezionale è la Namibia in cui non esistono giacimenti primari, ma le pietre arrivano via acqua, tramite un fiume che si trova al confine con il Sudafrica.
Vi sono anche estrazioni offshore, su navi, che recuperano sabbie diamantifere dalle coste, dove i deserti incontrano l’oceano.
Intorno ai giacimenti primari sorgono strade, ospedali, scuole e altri servizi per i lavoratori, vere e proprie cittadelle: la filiera è pulita.
La maggior parte dei giacimenti si trovano in Russia, Botswana, Canada, Angola, Congo e poi nella parte sud del continente africano.
In questo periodo le sanzioni applicate alla Russia riguardano anche i diamanti, ma è quasi impossibile fare dei controlli.
Inoltre, continua il relatore, alcune miniere sono in via di estinzione: Siberia, Cina e India potranno generare raccolta per un decennio al massimo, le miniere australiane di Argyle dei rarissimi fancy rose stanno chiudendo, Venezuela e Brasile hanno piccole percentuali di produzione.
 
 
Alcune situazioni critiche in paesi africani, soprattutto in Sierra Leone, hanno condotto nel 2000 a un sistema di certificazione internazionale – il Kimberley Process Certification Scheme (KPCS) - che mira a eliminare dai mercati ufficiali tutti i diamanti grezzi provenienti da zone di conflitto, chiamati anche blood diamonds, “diamanti di sangue”, perché sono pietre preziose che i movimenti ribelli usano per finanziare i conflitti armati nel mondo.
L'accordo è stato messo a punto e approvato con lo sforzo congiunto dei governi di numerosi paesi, di multinazionali produttrici di diamanti e della società civile.
Oggi vi aderiscono 81 paesi in tutto il mondo, compresi i membri dell’Unione Europea, i principali paesi esportatori e importatori di diamanti grezzi e l’industria dei diamanti, attraverso il World Diamond Council.
Entrato ufficialmente in vigore nel 2003 introduce una serie di requisiti minimi che ciascun paese coinvolto deve rispettare implementandoli attraverso le rispettive legislazioni.
Da sempre il protagonista principale nel mondo dei diamanti, nel senso che ne gestisce il commercio in accordo con i governi, è la compagnia inglese De Beers: un tempo monopolista, oggi è affiancata da altri 6, 7 operatori.
Una volta raccolti, i diamanti grezzi vengono classificati nel sudest asiatico, quindi puliti e sfaccettati in un distretto indiano dedicato solo a questa attività.
 
 
Grande è la curiosità sul diamante sintetico inventato intorno al 1950 da Howard Tracy Hall chimico e fisico statunitense.
Fu in grado di produrre un diamante sintetico secondo un procedimento affidabile, verificato ed assistito, il tutto utilizzando una pressa di sua invenzione.
Chimicamente la formula è la stessa, l’uomo replica in due, tre settimane quello che la natura ha impiegato millenni a generare.
Pochi millimetri di diamante, reali o di scarti di produzione, vengono sottoposti all’azione di gas semplici come idrogeno e metano. Gli atomi di carbonio si depositano sul micro frammento facendo aumentare il suo volume.
Altre più sofisticate tecniche, invece, imitano le condizioni naturali della terra facendo in modo che la grafite sia sottoposta ad alta pressione e temperatura.
I diamanti sintetici sono stati creati per l’industria e la loro creazione è stata finanziata dai governi.
I settori di impiego sono molteplici e diversificati: in particolare sono utilizzati nei settori ad alta tecnologia come l'elettronica, l'automotive, le telecomunicazioni satellitari o mobili, la biomedica, l'ottica, i  microchips ecc.
Questo grazie alle loro performance: durezza, dispersione ottica, conducibilità termica, idrorepellenza, trasmissione dei suoni tre volte più lontano, resistenza a temperature estreme.
Il loro valore non è comparabile a quello dei diamanti naturali, ma pubblicità fraudolente li spacciano come diamanti ecologici che non inquinano: una falsità contro la quale i gioiellieri di tutto il mondo hanno dovuto ingaggiare una lotta molto forte che ha in parte depresso il mercato, soprattutto quello americano e cinese.
Ma si può capire la differenza tra i diamanti naturali e quelli sintetici?
La risposta è data solo dalla tecnologia; ad occhio nudo si possono avere dei sospetti ma che dovranno poi essere confermati con l’utilizzo di tecniche specifiche.
Diventa quindi quanto mai fondamentale far ricorso al mercato ufficiale, ampiamente certificato.
Ci sono due brand famosi che usano diamanti sintetici: Pandora e Swarovski.
Dunque, conclude il relatore, l’invito è a investire in diamanti naturali; a differenza dell’oro, di cui non si vede fine alla crescita delle quotazioni, oggi conviene.