Artigianato, pilastro del Made in Italy

Relatore: Alessandro Mocelli di MF Newswires
 
È stato redattore di MF-Dow Jones e pubblica articoli su The Wall Street Journal e MF-Milano Finanza.
Esperto di economia nazionale e internazionale, ha contribuito alla realizzazione di un libro a più voci dedicato all’imprenditoria italiana: “Ritratti, l’identità e il lavoro”. 
Nel 2025 pubblica il suo primo romanzo, “Il giro di Stoia”, incentrato sulle vicende dell’esodo giuliano dalmata. 
È co-autore della monografia sui 120 anni di attività del gruppo energetico Svizzero Repower, è stato consulente sulla Croazia per il romanzo ‘Balcanica’
 
Stralci della relazione a cura di Walter Joffrain e Tiziana Orsini
 
 
L'artigianato italiano è una eccellenza e una dimostrazione delle profonde tradizioni che si intrecciano nella storia millenaria del paese.
Anche questo settore negli ultimi 15 anni ha risentito delle tre grandi crisi: nel 2008 i mutui subprime, poi nel 2011 i debiti sovrani e infine il Covid registrando una perdita di 230.000 imprese ma, nonostante questo, l’artigianato rimane un polmone del Made in Italy dimostrando di avere solidi punti di forza come tradizione, qualità, cura dei dettagli.
 
 
Si pensi per esempio ai comparti della lavorazione del legno, della ceramica, della moda e gioielleria e l'alimentare.
 
 
Le imprese artigiane in Italia rappresentano il 21% del tessuto imprenditoriale nazionale e occupano circa 2,5 milioni di lavoratori; ogni regione d’Italia si differenzia per l’originalità dei suoi prodotti, tramandati di generazione in generazione e costantemente arricchiti dallo spirito di innovazione delle scuole di artigianato.
 
 
E sono ben presenti in tutti gli ambiti con percentuali che, nella maggioranza dei casi, si aggirano attorno al 50% dei settori di appartenenza: esistono punte di eccellenza nei comparti del legno o della cura e del benessere della persona dove la componente artigiana arriva a superare il 70%.
Un altro dato interessante per comprendere a fondo questo mondo è quello di guardare al valore aggiunto che viene creato dall’artigianato valutato in 100 miliardi di euro, pari al 6,6% del totale nazionale.
Il settore dell’artigianato è quasi esclusivamente costituito da piccole imprese, con un numero medio di 2,5 dipendenti ciascuna anche perché fortemente caratterizzato da esternalizzazioni di risorse e collaboratori con partita IVA.
Le imprese artigiane negli ultimi decenni si sono organizzate in Distretti e in Reti di Imprese per far fronte alla sempre maggiore concorrenza internazionale e allo sviluppo e utilizzo di nuove tecnologie anche nei settori più legati alla tradizione.
 
 
L’introduzione di tecnologie avanzate, come la stampa 3D, il design digitale, la robotizzazione e i software CAD, ha permesso a molte aziende di innovare mantenendo la qualità artigianale.
Nonostante le difficoltà, il settore ha, dunque, grandi potenzialità.
Le imprese artigiane ricoprono un ruolo di primaria importanza sul volume complessivo di esportazioni italiane, pari a circa 7,7 Miliardi di euro nel 2024, con particolare presenza nel settore alimentare, calzature, arredamento, fashion e lusso.
In particolare, il settore dell’oreficeria ha visto un incremento dell’export nel 2024 del +136%, con la Turchia quale primo partner commerciale.
 
Il futuro del settore artigiano in Italia è fortemente correlato -nel breve periodo- alla imposizione dei dazi annunciati dalla nuova Amministrazione Americana; si è ad oggi stimato che l’effetto di un incremento dei dazi USA sulle esportazioni europee del 10% determinerebbe un calo dell’export del 4,4%; con un incremento dei dazi del 20%, il calo sarebbe addirittura del 16,8%.
La conferma dell’attuale politica di dazi annunciata dagli USA favorirebbe lo spostamento dell’asse commerciale dell’artigianato italiano verso la Cina e i Paesi del Sud America.